con l’Ordinanza n. 27674 del 16 ottobre 2025, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione è intervenuta sul tema del rimborso delle spese legali sostenute da dipendenti pubblici e dirigenti assolti in sede penale, fornendo chiarimenti di particolare rilievo per il comparto Funzioni Locali.
La pronuncia chiarisce che l’assoluzione penale non comporta automaticamente il diritto al rimborso delle spese legali. Il rimborso, previsto dalla normativa e dalla contrattazione collettiva solo in presenza di determinate condizioni, resta infatti escluso quando sussiste un conflitto di interessi tra dipendente e amministrazione, valutato ex ante, ossia con riferimento alla situazione esistente al momento dei fatti contestati.
Nel caso esaminato, la Corte ha ritenuto ostativo al rimborso, innanzitutto, il fatto che l’ente si fosse costituito parte civile nel processo penale, elemento di per sé idoneo a far emergere il conflitto di interessi. Ma, soprattutto, la Cassazione ha ribadito che il conflitto permane anche a prescindere dalla costituzione di parte civile, qualora le condotte del dipendente non risultino conformi ai doveri di prudenza, correttezza e diligenza propri dell’esercizio della funzione pubblica.
Il punto centrale della decisione è che l’esclusione della rilevanza penale dei fatti non equivale a una valutazione positiva dell’operato sotto il profilo amministrativo. Una condotta può essere lecita penalmente, ma al tempo stesso non coerente con i principi di correttezza amministrativa e con le responsabilità connesse al ruolo ricoperto, soprattutto quando si tratti di funzioni apicali o di responsabilità procedimentale. In tali casi, secondo la Corte, il rimborso delle spese legali non è dovuto.
La Cassazione ha quindi confermato che il diritto al rimborso presuppone non solo l’assenza di responsabilità penale, ma anche che l’attività svolta dal dipendente sia riconducibile a un esercizio diligente della funzione pubblica, senza frizioni con l’interesse dell’amministrazione.
La pronuncia rafforza un orientamento rigoroso che incide direttamente sulle aspettative di tutela economica dei lavoratori coinvolti in procedimenti penali.
Per la UIL FPL è un richiamo chiaro alla necessità di valutare attentamente, caso per caso, la sussistenza dei presupposti per il rimborso delle spese legali, evitando automatismi e fornendo ai lavoratori un’informazione corretta e trasparente.




