Commento: Decreto 21 luglio 2000 n. 278 della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Decreto 21 luglio 2000 n. 278 della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Criteri per la fruizione dei congedi per eventi e cause particolari (art. 4 legge n° 53/2000)

 

Nel fare seguito alla circolare n° 2316 del 9 giugno 2000, provvediamo a trasmettere, unitamente ad una prima presentazione dei relativi contenuti, il Decreto 21 luglio 2000 n. 278 (“Regolamento recante disposizioni di attuazione dell’art. 4 della legge 8 marzo 2000 n° 53 concernente congedi per eventi e cause particolari”) della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento per la solidarietà sociale, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del giorno 11 ottobre 2000.
Sotto il titolo “congedi per eventi e cause particolari” l’art. 4 della legge 8 marzo 2000 n° 53 disciplina, in realtà, due tipi di agevolazioni:

a) il “permesso retribuito” di tre giorni lavorativi all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità di determinati congiunti o conviventi che può essere sostituito, limitatamente a casi di grave infermità, da una diversa modalità di espletamento dell’attività lavorativa (art. 4-comma 1 legge 53/2000 e art. 1 Decreto n. 278/2000);

b) il “congedo non retribuito” per un periodo non superiore a due anni in presenza di gravi e documentati motivi familiari e/o personali (art. 4-comma 2 legge 53/2000 e art. 2 Decreto n. 278/2000).

Con la presente circolare analizziamo analiticamente i due nuovi istituti, ripromettendoci di tornare sistematicamente sull’argomento a mano a mano che le numerose problematiche che la norma comporta saranno ulteriormente chiarite o in sede amministrativa (Ministero del lavoro e/o Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri) o in sede giudiziaria.
Sulla stessa materia, inoltre, torneremo appena sarà approvata la “legge finanziaria 2001” che prevede significative innovazioni della disciplina, appena introdotta, sul “congedo non retribuito” di cui all’art. 4-comma 2 legge 53.
Fin d’ora, peraltro, invitiamo gli uffici periferici a segnalarci tutte le difficoltà riscontrate nel far applicare le norme.
Segnaliamo, altresì, che le problematiche dovranno essere sistematicamente affrontate anche in sede sindacale, atteso che i due nuovi istituti hanno caratteristiche più lavoristiche che previdenziali/assistenziali e i commi 1 e 2 dell’art. 4 del Decreto 278 stabiliscono, rispettivamente, che “i contratti collettivi di lavoro possono prevedere condizioni di maggior favore rispetto a quelle previste” dal regolamento in esame e che, in alternativa alle disposizioni contenute nel Decreto 278, “per i permessi e i congedi previsti allo stesso titolo dalla contrattazione collettiva vigente si applicano le disposizioni della contrattazione medesima se più favorevoli”.

Il Decreto 21 luglio 2000 n° 278 è entrato in vigore l’11 ottobre 2000, cioè il giorno stesso della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (art. 4-comma 3 Decreto 278).

1. Permesso retribuito di tre giorni lavorativi all’anno

Beneficiari

Possono beneficiare del permesso retribuito la lavoratrice e il lavoratore, titolari di rapporto di lavoro subordinato pubblico o privato (art.1-comma 1 Decreto 278), sia a tempo determinato che a tempo indeterminato, sia a tempo pieno che a tempo parziale.

Il permesso retribuito: durata e natura

Il permesso è di tre giorni complessivi all’anno (art.1-comma 1 Decreto 278), a prescindere dall’anzianità aziendale o di servizio maturata dai richiedenti presso uno stesso datore di lavoro o dalla circostanza che la prestazione lavorativa venga effettuata nell’ambito di un contratto di lavoro a tempo parziale.
Se l’avente diritto cambia datore di lavoro nel corso dell’anno, è del tutto evidente che i permessi già utilizzati presso il primo datore di lavoro non possono essere reiterati presso il secondo, atteso che la durata del permesso è pari a tre giorni retribuiti all’anno.
L’anno al quale fa riferimento l’espressione “tre giorni complessivi di permesso retribuito all’anno” non può che essere l’anno solare.
Nei giorni di permesso non sono considerati i giorni festivi e quelli non lavorativi (art. 1-comma 3 Decreto 278). In virtù del principio di rango costituzionale della irrinunciabilità al periodo di ferie (cfr. art. 36-comma 3 Cost.), se il permesso è utilizzato durante il periodo di ferie, riteniamo che le medesime, per la  corrispondente durata del permesso stesso, debbano considerarsi sospese.
La retribuzione del permesso è a carico del datore di lavoro. Il relativo importo ha, pertanto, natura squisitamente retributiva. I periodi di assenza vanno, a nostro giudizio, computati nell’anzianità di servizio, compresi gli effetti relativi alle ferie, alla tredicesima mensilità e al trattamento di fine rapporto.

Causali

Il permesso è utilizzabile in caso di decesso o di documentata grave infermità:

a) del coniuge, anche legalmente separato;

b) di un parente entro il secondo grado, anche non convivente;

c) di un soggetto componente la famiglia anagrafica dell ‘avente diritto (art.1-comma 1 Decreto 278).

Quando l’evento che dà titolo al permesso è il “decesso”, la lavoratrice e il lavoratore sono tenuti a documentare detto evento con la relativa certificazione ovvero con dichiarazione sostitutiva (art.3-comma 2 Decreto 278). Per quanto riguarda il concetto di “grave infermità”, il Decreto 278 (art. 3-comma 1) non ne offre una definizione medico-legale, ma si limita a stabilire che le persone interessate dovranno “presentare idonea documentazione del medico specialista del servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato o del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta o della struttura sanitaria nel caso di ricovero o intervento chirurgico”. La “grave infermità” dovrà, pertanto, essere certificata, di volta in volta, dal personale medico secondo i generali principi deontologici di scienza e coscienza. E’ auspicabile che alla documentazione medica in questione sia sempre allegata una valutazione del medico in ordine alla legittimità dei permessi retribuiti.

Coniuge, parente e convivente

Per quanto riguarda il “coniuge”, il Decreto 278 (art. 1-comma 1) chiarisce che è da considerare tale anche il coniuge legalmente separato, escludendo, pertanto, solo l’ex coniuge divorziato. Si vuole, in questo modo, affermare che, anche in presenza di separazione legale, il dovere di assistenza del coniuge non viene meno e può tradursi, quindi, nell’esercizio del diritto al permesso in questione.
Secondo la lettera della norma, nell’ipotesi relativa al “parente entro il secondo grado” (cfr. “scheda sui gradi di parentela” inserita dopo il paragrafo 1.4 della seconda parte della circolare 2316 del 9 giugno 2000) non rientra l’affinità, cioè il vincolo tra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge.
L’esclusione della “affinità” è avvalorata dalla circostanza che, relativamente al congedo non retribuito, l’art. 2 prevede, invece, in modo esplicito anche “gli affini”, potendo, al riguardo, fare riferimento al brocardo “ubi lex voluit dixit; ubi noluit non dixit”.
In considerazione del rilievo che la riforma del diritto di famiglia ha attribuito all’elemento della stabilità dei sentimenti e degli interessi che legano i membri di un nucleo familiare, l’art. 4-comma 1 della legge 53 prende in considerazione anche la “stabile convivenza” risultante dalla “certificazione anagrafica”. Il Decreto (art.1-comma 1), in modo più appropriato, parla di ” soggetti componenti la famiglia anagrafica”. Ai sensi dell’art. 4 del D.P.R. 30 maggio 1989 n° 223, agli effetti anagrafici per famiglia s’intende un
insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune.

Modalità di utilizzo dei permessi

I giorni di permesso debbono essere utilizzati entro sette giorni dal decesso o dall’accertamento dell’insorgenza della grave infermità o della necessità di provvedere a conseguenti specifici interventi terapeutici   (art. 1- comma 2- secondo periodo Decreto 278).
Se richiesto dopo sette giorni, è ipotizzabile che il permesso possa essere rifiutato.

Adempimenti a carico dei richiedenti

Per usufruire del permesso, l’avente diritto deve comunicare previamente al datore di lavoro l’evento che dà titolo al permesso medesimo e i giorni nei quali esso sarà utilizzato (art. 1-comma 1-primo periodo Decreto 278).
La regola della “comunicazione preventiva” fa sì che, in caso di decesso, il permesso possa essere utilizzato sempre e solo a decorrere dal giorno successivo al decesso stesso.
La certificazione relativa alla grave infermità deve essere presentata al datore di lavoro entro cinque giorni dalla ripresa dell’attività lavorativa del lavoratore o della lavoratrice (art. 3-comma 1-secondo periodo Decreto 278).
Riteniamo che eventuali ritardi nella presentazione della certificazione non possa far venir meno il diritto alla retribuzione.
Il decesso, come sopra detto, va documentato con certificazione o dichiarazione sostitutiva.

Unicità del permesso

Mentre la lettera dell’art. 4-comma 1 legge 53 (“la lavoratrice e il lavoratore hanno diritto ad un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all’anno in caso di decesso o di grave infermità del…) potrebbe indurre a ritenere che il permesso di tre giorni all’anno sia riconosciuto agli aventi diritto per ogni evento tutelabile, il comma 1 dell’art. 1 del Decreto 278 statuisce che i richiedenti “hanno diritto a tre giorni complessivi di permesso retribuito all’anno”.
L’espressione “tre giorni complessivi di permesso retribuito all’anno” induce a ritenere che l’agevolazione in questione non possa, comunque, mai superare i tre giorni retribuiti all’anno, anche nel caso in cui nello stesso anno alla grave infermità dovesse seguire il decesso del familiare o del convivente.
Peraltro, se i richiedenti, entrambi lavoratori dipendenti, dovessero essere individualmente interessati agli eventi tutelabili, gli stessi potranno ovviamente utilizzare personalmente i permessi in questione.

Cumulabilità con i permessi previsti dall’art. 33 legge 104/92

I permessi retribuiti di tre giorni sono cumulabili con quelli previsti per l’assistenza delle persone con handicap in situazione di gravità di cui all’art. 33 della legge 5 febbraio 1992 n° 104 (art.1-comma 5 Decreto 278), di cui abbiamo ampiamente riferito con la nostra circolare 2354 del 12 settembre 2000.

Disposizione in materia di recesso

Il licenziamento causato dalla domanda di fruizione del permesso retribuito di tre giorni all’anno è nullo (art.18-comma 1 legge 53/2000).

2. Diversa modalità di espletamento dell’attività lavorativa

In alternativa all’utilizzo dei tre giorni complessivi di permesso retribuito nell’anno, possono essere concordate, tra datore di lavoro e persone interessate, diverse modalità di espletamento dell’attività lavorativa (art.1-comma 4-primo periodo Decreto 278).

Causale

Le diverse modalità di espletamento dell’attività lavorativa possono essere concordate nel caso di grave infermità:
a) del coniuge, anche legalmente separato;
b) di un parente entro il secondo grado, anche non convivente;
c) di un soggetto componente la famiglia anagrafica dell’avente diritto.

L’accordo: forma scritta e contenuti

L’accordo è stipulato in forma scritta, sulla base della proposta della lavoratrice o del lavoratore (art.3-comma 4-secondo periodo Decreto 278). Le diverse modalità di espletamento dell’attività lavorativa possono riguardare anche periodi superiori a tre giorni lavorativi (art. 1-comma 4-primo periodo Decreto 278).
Nell’accordo sono indicati i giorni di permesso che sono sostituiti dalle diverse modalità di espletamento dell’attività lavorativa. Dette modalità devono comportare una riduzione dell’orario di lavoro complessivamente non inferiore ai giorni di permesso che vengono sostituiti. Nell’accordo sono altresì indicati i criteri per le eventuali verifiche periodiche della permanenza della grave infermità (art.1-comma 4-terzo periodo Decreto 278).

La riduzione dell’orario: inizio

La riduzione dell’orario di lavoro conseguente alle diverse modalità concordate deve avere inizio entro sette giorni dall’accertamento dell’insorgenza della grave infermità o della necessità di provvedere agli interventi terapeutici (art. 1-comma 4-quarto periodo Decreto 278).

Verifica della permanenza della grave infermità

Quando è in corso il diverso espletamento dell’attività lavorativa, il datore di lavoro può richiedere periodicamente la verifica della permanenza della grave infermità, mediante idonea certificazione del medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato o del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta o della struttura sanitaria nel caso di ricovero o intervento chirurgico (art. 3-comma 4-primo periodo Decreto 278).
Quando è stato accertato il venir meno della grave infermità, la lavoratrice o il lavoratore sono tenuti a riprendere l’attività lavorativa secondo le modalità ordinarie; il corrispondente periodo di permesso non goduto può essere utilizzato per altri eventi che dovessero verificarsi nel corso dell’anno alle condizioni previste dalla legge (art. 3-comma 4-secondo periodo Decreto 278).

Cumulabilità con i permessi previsti dall’art. 33 legge 104/92

Il beneficio della diversa modalità di espletamento dell’attività lavorativa  è cumulabile con quelli previsti per l’assistenza delle persone con handicap in situazione di gravità di cui all’art. 33 della legge 5 febbraio 1992 n° 104 (art.1-comma 5 Decreto 278).

3. Il congedo non retribuito per gravi motivi familiari e/o personali

Beneficiari

Possono beneficiare del congedo per gravi motivi personali o familiari la lavoratrice e il lavoratore, titolari di rapporto di lavoro subordinato pubblico o privato (art. 2-comma 1 Decreto 278 e art. 4-comma 2 legge 53), sia a tempo determinato che a tempo indeterminato.

Il congedo non retribuito: durata e natura

Il congedo può essere utilizzato per un periodo, continuativo o frazionato, non superiore a due anni nell’arco della vita lavorativa (art. 4-comma 2 legge 53 e art. 2-comma 2-primo periodo Decreto 278). Il limite dei due anni si computa secondo il calendario comune; si calcolano i giorni festivi e non lavorativi compresi nel periodo di congedo; le frazioni di congedo inferiori al mese si sommano tra di loro e si considera raggiunto il mese quando la somma delle frazioni corrisponde a trenta giorni (art. 2-comma 2-terzo periodo Decreto 278).
La durata del congedo è stabilita dalla legge, a prescindere dall’anzianità aziendale o di servizio maturata dai richiedenti presso uno stesso datore di lavoro o dalla circostanza che la prestazione lavorativa venga effettuata nell’ambito di un contratto di lavoro a tempo parziale.
Durante tale periodo il dipendente conserva il posto di lavoro, non ha diritto alla retribuzione e non può svolgere alcun tipo di attività lavorativa (art.4-comma 2-secondo periodo legge 53)
.
Il congedo non è computato nell’anzianità di servizio (art. 4-comma 2-terzo periodo legge 53). Conseguentemente i periodi di assenza sono ininfluenti ai fini della maturazione delle ferie, della tredicesima mensilità e del trattamento di fine rapporto.
Il congedo non è utile ai fini previdenziali. I richiedenti, tuttavia, possono procedere al riscatto, ovvero al versamento dei relativi contributi, calcolati secondo i criteri della prosecuzione volontaria (art. 4-comma 2-terzo periodo legge 53).

Causali

I “gravi motivi” che legittimano il ricorso al congedo non retribuito in questione sono i seguenti:
a) le necessità familiari derivanti dal decesso di una delle persone individuate dalla legge;
b) le situazioni che comportano un impegno particolare del dipendente o della propria famiglia nella cura o nell’assistenza delle persone individuate dalla legge;
c) le situazioni di grave disagio personale, ad esclusione della malattia, nelle quali incorra il dipendente medesimo;
d) le situazioni, riferite alle persone individuate dalla legge ad esclusione del richiedente, derivanti dalle seguenti patologie:

1. patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche;
2. patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
3. patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del famigliare nel trattamento sanitario;
4. patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva aventi le caratteristiche di cui ai precedenti numeri o per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà (art. 2-comma 1 Decreto 278).

Familiari

I “gravi motivi” in presenza dei quali è possibile il ricorso al congedo non retribuito devono riguardare la situazione:
a) della propria famiglia anagrafica;
b) dei soggetti di cui all’art. 433 c.c. anche se non conviventi (coniuge, figli legittimi, genitori, generi e nuore, suocero e suocera, fratelli o sorelle germani o unilaterali);
c) dei portatori di handicap, parenti o affini entro il terzo grado, anche se non conviventi.
Ai sensi dell’art. 4 del D.P.R. 30 maggio 1989 n° 223, agli effetti anagrafici per famiglia s’intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune.
Per “portatori di handicap” riteniamo che si debba intendere le persone che, ai sensi dell’art. 3-comma 1 legge n. 104/92, presentano una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare una processo di svantaggio sociale o di emarginazione.

Adempimenti a carico di chi richiede il congedo e di chi lo concede

La lavoratrice o il lavoratore che fruiscono del congedo per le patologie di cui all’art. 2-comma 1-lettera d Decreto 278 devono presentare, contestualmente alla domanda di congedo, idonea documentazione del medico specialista del servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato o del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta o della struttura sanitaria nel caso di ricovero o intervento chirurgico (art. 3-comma 1 Decreto 278).
Quando l’evento che dà titolo al congedo è il decesso, la lavoratrice e il lavoratore sono tenuti a documentare detto evento con la relativa certificazione, ovvero, nei casi consentiti, con dichiarazione sostitutiva  (art. 3-comma 2 Decreto 278).
La lavoratrice e il lavoratore che intendono usufruire del congedo per i motivi di   cui al comma 1-lettere b) e c) Decreto 278, sono tenuti a dichiarare espressamente la sussistenza delle situazioni ivi previste (art. 3-comma 3 Decreto 278). Poiché il congedo è utilizzabile per un periodo, anche frazionato, non superiore a due anni nell’arco dell’intera vita lavorativa, la norma prevede che il datore di lavoro sia tenuto a rilasciare al termine del rapporto di lavoro l’attestazione del periodo di congedo fruito dalla lavoratrice o dal lavoratore (art. 2-comma 2-secondo periodo Decreto 278).
Entro cinque giorni dalla concessione del congedo, il datore di lavoro comunica al servizio ispezione della direzione provinciale del lavoro l’elenco dei nominativi del dipendenti che fruiscono del congedo stesso (art. 3-comma 3 decreto 278).

Compiti della contrattazione collettiva

I contratti collettivi di lavoro disciplinano il procedimento per la richiesta e per la concessione, anche parziale o dilazionata nel tempo, o il diniego del congedo per gravi e documentati motivi familiari, assicurando il contraddittorio tra il dipendente e il datore di lavoro e il contemperamento delle rispettive esigenze (art. 2-comma 3 Decreto 278).
I contratti collettivi, inoltre, disciplinano le modalità di partecipazione agli eventuali corsi di formazione del personale che riprende l’attività lavorativa dopo la relativa sospensione (art. 4-comma 3 legge 53).

In attesa della disciplina contrattuale

Fino alla definizione, in sede contrattuale, del procedimento di cui al paragrafo precedente, il datore di lavoro è tenuto, entro dieci giorni dalla richiesta del congedo, ad esprimersi sulla stessa e a comunicarne l’esito a chi ha esercitato il diritto (art.2-comma 4-primo periodo Decreto 278).
L’eventuale diniego, la proposta di rinvio ad un periodo successivo e determinato, la concessione parziale del congedo devono essere motivati in relazione alle condizioni previste dal Decreto 278 e alle ragioni organizzative e produttive che non consentono la sostituzione del richiedente (art. 2 comma 4 secondo periodo Decreto 278).
Su richiesta di chi esercita il diritto, la domanda deve essere riesaminata nei successivi venti giorni (art.2-comma 4-terzo periodo Decreto 278).
In base ai generali principi di correttezza e buona fede, il datore di lavoro pubblico o privato, assicura l’uniformità delle decisioni, avuto riguardo alla prassi adottata e alla situazione organizzativa e produttiva dell’impresa o della pubblica amministrazione (art.2-comma 4-quarto periodo Decreto 278).

Altre facoltà del datore di lavoro

In caso di rapporti di lavoro a tempo determinato il datore di lavoro può negare il congedo per incompatibilità con la durata del rapporto in relazione al periodo di congedo richiesto, ovvero quando i congedi già concessi hanno superato i tre giorni nel corso del rapporto.
Lo stesso datore di lavoro può, inoltre, negare il congedo richiesto quando il rapporto è stato instaurato in ragione della sostituzione di altri dipendenti in congedo (art.2-comma 5 Decreto 278).

Un congedo non retribuito in caso di decesso di determinati soggetti

Il congedo non retribuito di cui al presente paragrafo può altresì essere richiesto  in occasione del decesso di uno dei soggetti individuati alla voce “Coniuge, parente e convivente” del paragrafo n. 1 della presente circolare, nell’ipotesi in cui il richiedente non abbia la possibilità di utilizzare permessi retribuiti nello stesso anno ai sensi del Decreto 278 o delle disposizioni previste dalla contrattazione collettiva (art. 2-comma-primo periodo Decreto 278). E’ il caso in cui, ad esempio, il permesso retribuito per il decesso di un determinato soggetto non possa essere fruito perché nel corso dello stesso anno i tre giorni retribuiti erano già stati utilizzati in pre
senza di una grave documentate infermità del soggetto deceduto o di altro famigliare.
Quando la richiesta di congedo non retribuito è riferita a periodi non superiori a tre giorni, il datore di lavoro è tenuto ad esprimersi entro 24 ore dalla stessa e a motivare l’eventuale diniego sulla base di eccezionali ragioni organizzative, nonché ad assicurare che il congedo venga fruito comunque entro i successivi sette giorni (art.2-comma 6-secondo periodo Decreto 278).

Rientro anticipato nel posto di lavoro

Qualora non sia fissata preventivamente una durata minima del congedo, la lavoratrice e il lavoratore hanno diritto a rientrare nel posto di lavoro anche prima del termine del congedo: ne dovranno dare preventiva comunicazione al datore di lavoro (art. 2-comma 7-prima periodo Decreto 278). 
Compatibilmente con l’ampiezza del periodo di congedo in corso di fruizione, la comunicazione di rientro anticipato dovrà essere data al datore di lavoro con un preavviso di almeno sette giorni, quando questi abbia provveduto a sostituire il personale in congedo mediante l’assunzione a termine di altro personale (art.2-comma 7-secondo periodo Decreto 278).
Il datore di lavoro può, comunque, consentire il rientro anticipato anche in presenza di preventiva fissazione della durata minima del congedo o di preavviso inferiore a sette giorni (art. 2-comma 7-terzo periodo decreto 278).

Diritto alla conservazione del posto e al rientro nella stessa unità produttiva

Ai sensi dell’art. 17-comma 1 della legge 53/2000, nel caso di fruizione del congedo non retribuito in esame, la lavoratrice e il lavoratore hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro e, salvo che espressamente vi rinuncino, al rientro nella stessa unità produttiva ove erano occupati al momento della richiesta del congedo o in altra ubicata nel medesimo comune.
Hanno altresì diritto di essere adibiti alle mansioni da ultimo svolte o a mansioni equivalenti.

Disposizione in materia di recesso

Il licenziamento causato dalla domanda di fruizione del congedo non retribuito  per gravi motivi familiari è nullo (art.18-comma 1 legge 53/2000).  

 

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

 

Related Posts
Leave a Reply

Your email address will not be published.