Mini Guida per reagire al mobbing in ufficio e sul luogo di lavoro

TERMINI…

mobbing deriva dall’inglese  “to mob”: attaccare, accerchiare, aggredire

bossing: il mobbing effettuato dal Capo

bullying: il termine che indica il mobbing in Norvegia e in Giappone

 

E NUMERI…

12.000.000: il numero (minimo) di lavoratori che si ritengono mobbizzati in Europa

1.500.000: il numero (minimo) di lavoratori che si ritengono mobbizzati in Italia

6,6%: la percentuale di lavoratori che si sentono oggetto di mobbing

2.500: le persone che ogni anno si rivolgono ad associazioni Antimobbing

800: i casi reali di mobbing riconosciuti ogni anno

Cos’è il Mobbing
Chissà quante volte negli ultimi anni avete sentito parlare di Mobbing, e forse vi siete chiesti di cosa si trattasse. Possiamo dire che non esiste una vera e propria definizione dal momento che si tratta di un fenomeno dalle mille sfaccettature.

Leymann, uno studioso dell’argomento, però sostiene: “il terrore psicologico o mobbing lavorativo consiste in una comunicazione ostile e non etica diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo che, a causa del mobbing, è spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e di difesa e lì costretto, per mezzo di continue attività mobbizzanti. Queste azioni si verificano con una frequenza piuttosto alta (almeno una volta la settimana) e su un lungo periodo di tempo (una durata di almeno sei mesi)”.

Come si può capire da questa definizione il mobbing racchiude quindi una serie di soprusi da parte di superiori e in particolare, si è vittime quando si viene isolati dall’ambiente di lavoro o addirittura cacciati. Ovviamente questi comportamenti hanno come conseguenza diretta quella di intaccare l’equilibrio psicologico del soggetto stesso e gli impediscono di continuare in maniera serena la sua attività lavorativa e la sua vita privata, perché mentre inizialmente la vittima riceve un appoggio morale da parte della famiglia e degli amici, più passa il tempo più viene considerato esagerato.

Il mobbing si basa sul terrore psicologico che viene esercitato nell’ambiente lavorativo dai mobber, cioè coloro che esercitano mobbing, e possono essere colleghi invidiosi, capi dittatori o superiori gerarchici. Il fenomeno può prendere svariate forme, dall’emarginazione alla diffusione di maldicenze, alle critiche e persecuzioni. Ci sono casi molto gravi in cui si arriva a compiere azioni illegali pur di licenziare un lavoratore.

Per una diagnosi di mobbing è necessario che le azioni di terrore psicologico rispondano a 7 criteri:
 

    * ambiente lavorativo: cioè i conflitti devono avvenire sul posto di lavoro
      
    * frequenza: deve essere con cadenza ciclica in modo da distingue il fenomeno da quelli che sono invece conflitti transitori
      
    * durata: il conflitto deve durare almeno 6 mesi, oppure 3 mesi con una frequenza quotidiana di attacchi
      
    * tipi di azioni: comprendono l’isolamento sistematico della vittima, le maldicenze,le violenze o minacce e l’impedimento a comunicare e avere contatti umani sul posto di lavoro
      
    * dislivello tra gli antagonisti: ci deve essere una differenza di potere tra il mobber e il mobbizzato, con la conseguenza che la vittima è sempre in posizione di svantaggio
      
    * andamento secondo fasi successive: all’interno del fenomeno si delineano delle fasi cronologiche. Il mobbing inizia con un conflitto mirato, si passa poi al momento in cui la vittima accusa una serie di sintomi psicosomatici, seguono errori e abusi da parte dell’azienda, l’aggravamento della salute della vittima e si termina con l’esclusione dal mondo del lavoro
      
    * intento persecutorio: l’aggressore deve avere uno scopo negativo ben preciso verso la vittima.

Le varie tipologie di Mobbing
Possono esserci tre tipologie di mobbing:
 

    * orizzontale:
      quando mobber e mobbizzato hanno la stessa posizione gerarchica all’interno dell’azienda
      
    * verticale discendente:
      quando il mobber ricopre una posizione lavorativa superiore rispetto alla vittima
      
    * verticale ascendente:
      quando il mobber ha una carica lavorativa inferiore rispetto alla vittima (questo caso è raro ma può esistere)

Conseguenze del mobbing sulla vittima
Le vittime di mobbing presentano numerosi disturbi psicofisici. Tra questi quelli maggiormente riscontrati sono:
 

    * ansia: con attacchi di panico, fobie e disturbi ossessivo-compulsivi
      
    * disturbo post traumatico da stress
      
    * disturbo di adattamento:difficoltà ad adattarsi anche nelle altre situazioni quotidiane
      
    * disturbo dell’equilibro socio emotivo: con episodi di ansia, depressione, isolamento, abbassamento dell’autostima
      
    * disturbo dell’equilibrio psicofisiologico: sintomi come vertigini, senso di oppressione, disturbi del ritmo sonno-veglia e disturbi alimentari.
      

Inoltre sono numerose anche le conseguenze negative sulla qualità del lavoro che può subire un calo a livello produttivo, ripercussioni sull’immagine dell’azienda e costi notevoli per le malattie dei dipendenti.

Come difendersi dal mobbing
Quando ci si accorge di essere vittime del fenomeno bisogna seguire una serie di regole.

Avere pazienza perché il percorso da seguire sarà lungo e difficile

Non cadere in depressione e ripetersi in continuazione che si è solo il capro espiatorio di una situazione dove non si ha alcuna colpa

Non dare le dimissioni, ma piuttosto ricorrere a un periodo di malattia breve per cercare di recuperare le forze, o usare le ferie non godute

Raccogliere la documentazione di tutto ciò che è terrore psicologico cercando colleghi disposti a testimoniare e tenendo un diario per riepilogare i vari soprusi

Rivolgersi a un medico che può certificare i disturbi psichici e fisici

Non isolarsi perché si farebbe solo il gioco di coloro che cercano di tagliarvi fuori

Rivolgersi ad un buon avvocato esperto di mobbing e prendere in considerazione con lui l’opportunità di denunciare l’azienda

I fattori di rischio mobbing
Ci sono una serie di situazioni che possono fungere da campanello di allarme per una futura diagnosi di mobbing. Infatti i lavoratori devono iniziare a preoccuparsi e a stare sull’attenti nei seguenti casi:
 

    * si viene emarginati sul lavoro
      
    * le mansioni vengono diminuite
      
    * non vengono più assegnati compiti lavorativi
fino a quel momento svolti
      
    * si viene trasferiti continuamente da un reparto all’altro
      
    * vengono assegnati compiti dequalificanti rispetto al proprio profilo professionale
      
    * vengono affidati compiti eccessivi in termini di quantità o di capacità personali
      
    * si viene esclusi da attività di formazione e aggiornamento professionale
      
    * si è continuamente tenuti sotto controllo

Cosa succede quando capiamo di essere mobbizzati?
Quando le persone si accorgono di essere vittime di mobbing cercano in principio di trovare delle spiegazioni logiche all’interno del posto di lavoro, ma solitamente l’azienda non interviene. A questo punto il lavoratore si rivolge ai sindacati, ma numerosi casi hanno confermato che i sindacalisti non fanno nulla. Così molte vittime si chiudono in se stesse e solo le più combattive si rivolgono agli avvocati. Tuttavia non esiste una vera e propria legge di tutela alle vittime di mobbing.

La giurisprudenza si affida all’accertamento dell’esistenza di un danno biologico che deve rispondere a una serie di criteri. Per la complessità delle problematiche, l’approccio al fenomeno del mobbing deve essere multidisciplinare e coinvolgere:

Il medico del lavoro che valuterà i rischi lavorativi tenendo in considerazione l’alterazione delle condizioni di benessere psico-fisico e identificare le eventuali anomalie nel lavoro.

Lo psichiatra o lo psicologo che deve fare una diagnosi clinica tra disturbi dell’adattamento ( che si risolvono nel giro di 6 mesi dall’esordio dei fattori stressanti) e il disturbo post traumatico da stress, che compromette anche la sfera privata della vittima.

Infine il medico legale dovrà cercare di inquadrare la vita lavorativa antecedente e attuale della vittima, la presenza di malattie insorte in seguito a questa situazione e dimostrare il nesso tra azioni che ledono il soggetto e danno subito.

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