con la presente si informa che la Corte costituzionale è stata nuovamente investita della questione di legittimità costituzionale delle disposizioni che prevedono la corresponsione differita e rateizzata del Trattamento di Fine Servizio (TFS) spettante ai dipendenti pubblici cessati dal rapporto di lavoro per raggiunti limiti di età o di servizio.
Con ordinanza n. 25 del 2026, depositata il 5 marzo 2026, la Consulta ha ribadito che, nonostante i moniti già espressi con le sentenze n. 159 del 2019 e n. 130 del 2023, non risulta ancora avviato «in modo sostanziale» quel processo di graduale ma completa eliminazione dei meccanismi dilatori in materia di TFS.
La Corte ha rilevato che gli interventi normativi medio tempore adottati hanno portata circoscritta, in particolare:
- l’ampliamento della platea dei soggetti che, per condizioni di fragilità (invalidi, inabili e inidonei), possono percepire l’intero TFS entro tre mesi dalla cessazione dal servizio;
- la riduzione una tantum di tre mesi del termine di liquidazione del TFS, con decorrenza dal 1° gennaio 2027.
Tali misure, pur rappresentando un primo segnale, non sono state ritenute idonee a superare il vulnus all’articolo 36 della Costituzione, che tutela il diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente, comprensiva anche della sua componente differita e della tempestività dell’erogazione.
La Corte ha tuttavia evidenziato che una immediata erogazione delle norme determinerebbe una immediata esigibilità dei trattamenti, producendo un impatto significativo sulle finanze pubbliche, in termini di fabbisogno di cassa.
Per tali ragioni, al fine di consentire al legislatore di intervenire con una disciplina organica e appropriata, anche nel segno della gradualità, la Corte costituzionale ha disposto il rinvio della trattazione delle questioni di legittimità costituzionale all’udienza del 14 gennaio 2027.
La UIL FPL seguirà con la massima attenzione l’evoluzione della vicenda, continuando a rivendicare una soluzione strutturale che restituisca piena dignità ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici, ponendo fine a una disciplina che penalizza ingiustamente chi conclude il proprio percorso di servizio.



