La Corte di Cassazione ha ribadito nuovamente che il danno da demansionamento non può essere considerato automatico (“in re ipsa”), ma deve essere provato dal lavoratore che ne reclama il risarcimento.
Il principio, già affermato dalle Sezioni Unite (sent. n. 6572 del 24 marzo 2006), è stato ulteriormente chiarito con la sentenza n. 18560 del 10 luglio 2019, secondo cui:
“Il risarcimento del danno professionale non deriva automaticamente dall’inadempimento datoriale, ma richiede la dimostrazione concreta del pregiudizio subito, anche tramite presunzioni o massime di esperienza, purché fondate su fatti specifici e coerenti con criteri di probabilità e di comune esperienza”.
In sostanza, il giudice deve individuare puntualmente i fatti che rendono presumibile l’esistenza del danno (ad esempio perdita di competenze, mancata valorizzazione, isolamento professionale), non potendo limitarsi a un generico richiamo alla dequalificazione o al semplice mutamento di mansioni.
Per ottenere il riconoscimento del danno da demansionamento o dequalificazione, il lavoratore deve quindi:
- dimostrare un concreto pregiudizio alla propria professionalità, immagine o progressione di carriera;
- fornire elementi oggettivi o presuntivi (riduzione di responsabilità, inattività forzata, perdita di ruolo, isolamento, mancata formazione);
- allegare, ove possibile, riscontri documentali o testimonianze.
L’assenza di prova specifica comporta il rigetto della domanda risarcitoria, anche in presenza di un accertato demansionamento formale.
Si sottolinea come questa linea interpretativa della Cassazione confermi la necessità di un approccio rigoroso e documentato nella tutela dei lavoratori che subiscono dequalificazioni.
Il demansionamento resta una grave violazione contrattuale e organizzativa, ma il suo riconoscimento economico richiede un’azione sindacale e legale mirata, basata su elementi oggettivi e tracciabili.
La prevenzione del demansionamento e la valorizzazione delle competenze restano priorità sindacali, perché tutelare la dignità professionale significa difendere la qualità del lavoro pubblico e dei servizi ai cittadini.




